(rec.) "Il Santo" di Antonio Fogazzaro
| Pubblicato su: | Leonardo, anno III, fasc. 18, p. 207 | ||
| Data: | ottobre-dicembre 1905 |

pag. 207
A. FOGAZZARO. — "Il Santo". — Milano, Baldini e Castoldi, 1905.
Finora noialtri del Leonardo non abbiamo avuta per Antonio Fogazzaro soverchia simpatia. Ci sembrava che il suo ambiguo cattolicismo un po' all'acqua di rose e un po' frondeur, il suo sentimentalismo a base di sensualità e la sua sensualità a tinte mistiche, non fossero dei buoni alimenti per l'anima italiana, già abbastanza incerta, molle, sensuale e conciliatrice.
Ma questo ultimo romanzo ha rialzato ai nostri occhi la figura del letterato vicentino e diciamo volentieri qualche parola, per la prima volta, di un romanzo italiano.
Io non voglio parlare ne del valore formale del libro e neppure del programma e dell'ideale di rinnovamento interiore del cattolicismo che v'è contenuto. Del primo parleranno o hanno parlato i letterati, gli stilisti, i grammatici, — dell'altro parleranno i cattolici. Io voglio soltanto esprimere la mia ammirazione per due cose che sono in questo libro e che rivelano un'anima più forte non che supponessi.
La prima è la grandiosità della prospettiva. Difficilmente si potrebbe trovare nella letteratura italiana moderna un romanzo che avesse un'impostatura così vasta e un piano così audace. Immaginare un santo nella nostra società moderna, farlo agire e parlare, fargli fare dei miracoli, farne il simbolo di una riforma profonda di una delle più grandi religioni del mondo; metterlo faccia a faccia, a dire il suo pensiero, dinanzi al Pontefice e al primo ministro, cioè dinanzi ai più alti poteri che siano in Roma; è una concezione che pochi in Italia avrebbero avuto il coraggio di esprimere. L'esecuzione sarà inferiore alla visione, ma la visione è grande e ardita e di questo appello alla vastità e alla gravità della vita moderna bisogna lodare senza restrizioni Antonio Fogazzaro. In un paese come l'Italia dove i romanzieri non sanno uscire dai soliti tipi della moglie adultera, del mondano epicureo, del superuomo sfortunato o dell'apostolo umanitario un romanzo come il Santo, che ci richiama ai problemi dell'anima nostra, e alla serietà della vita, è una nobile ed eccitante anormalità che bisogna ammirare.
L'altra cosa bella che ho trovata in questo libro è l'aver avuto la forza di porre il problema del cattolicismo a fondo di un romanzo e di aver mostrato il cattolicismo non sotto la forma langoureuse di religione per signore che aveva negli altri libri del Fogazzaro, ma come una grande istituzione che si può, forse, rianimare e rinnovare. In Italia ci sono o dei bigotti formalisti o degli anticlericali grossolani o degli indifferenti stupidi. Il problema religioso non è una delle preoccupazioni dell'anima italiana. O si vuol continuare ciecamente le forme antiche o si vuol distruggere tutto, oppure non ci si pensa affatto. Il Santo potrà far comprendere a qualcuno che il problema del cattolicismo è un problema importante per tutti e che non è così semplice come si crede e che non basta dire delle sconcezze contro i preti o andare alla messa la domenica per risolverlo. Per quelli che conoscono già il movimento riformista, che si va diffondendo dappertutto malgrado i timori del Vaticano, il Santo non apporta molto di nuovo ma il Fogazzaro ha fatto bene ad usare la sua popolarità di scrittore per rivolgere l'attenzione degli italiani ad una cosa alla quale alcuni pensano troppo poco e i più non pensano mai.
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